Blog di una maestra con la passione per il proprio lavoro!

Benvenuti in questo blog dove si parlerà di tutto quello che ruota attorno al mondo della scuola: DSA, cooperative learning, sostegno, rapporti tra genitori e insegnanti ecc.
Inserirò anche delle schede didattiche e risorse che ho creato (e soprattutto sto creando) per il mio lavoro quotidiano, in modo che possano essere utili anche a voi!

Se volete suggerire temi, fare domande o parlare di qualsiasi cosa vi interessi, lasciate pure un commento sotto ai post o scrivetemi a maestramaia88@gmail.com!
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lunedì 19 ottobre 2015

Gite sì, o gite no?


In questi giorni si è fatto un gran parlare a proposito dei viaggi d’istruzione, al fatto se siano obbligatori oppure meno; o se, semplicemente, valga la pena, per degli insegnanti già sottopagati, di spendere tempo ed energie nella loro organizzazione.
gite scolastiche
Certo perché, a dirla tutta, per i docenti le gite sono soltanto una scocciatura:
-         ore lavorative a titolo gratuito, oltre il normale orario scolastico della giornata, senza possibilità di poterle recuperare durante l’anno scolastico;
-         il tempo impiegato nell’organizzazione del viaggio, dal chiamare la compagnia dei trasporti del caso, all’assicurarsi che il viaggio sia adatto anche agli alunni portatori di handicap – parte non affatto semplice come potrebbe sembrare- ;
-         la compilazione e il controllo accurato delle autorizzazioni dei genitori per il viaggio;
-         la tremenda raccolta dei soldi, per i quali, in caso di malaugurato furto, non si ha nessun tipo di risarcimento; tradotto: l’insegnante ci rimette i soldi di tasca propria.
-         Dulcis in fundo… la responsabilità.

Non parliamo di una piccola responsabilità, né di una grande responsabilità. Io parlo di una responsabilità IMMENSA!
Controllare bambini o ragazzini del caso in un ambiente esterno alla scuola, dove cadute, macchine, allergie, punture di insetti, malattie, malori e dispersi sono sempre in agguato. Il tutto sotto la povera responsabilità di un docente che si fa carico di tutto questo stress psicologico senza una retribuzione in cambio.
Ma allora, diciamocelo: ne vale veramente la pena?
Ovviamente verrebbe da dire di no. Chi me lo fa fare di spendere così tanto tempo in qualcosa di tanto pericoloso e senza remunerazione alcuna?

Me stessa; e ho solo un semplice motivo che mi porta a farlo: i miei ricordi.

Io, prima ancora di essere maestra, ero una ragazza; e, prima ancora, una bambina.
Così, se ripenso agli anni di scuola passati, non ricordo il giorno in cui ho letto la mia prima sillaba, o quando ho svolto il primo problema di matematica; non ricordo se stavo in fila ordinata, o quando la maestra mi riprendeva per il troppo chiacchierare.
Però, ricordo alla perfezione le recite di Natale e di fine anno, le canzoni cantate a memoria con le compagne e i film guardati il pomeriggio con la supplente; ma, sopra ogni altra cosa, nei miei ricordi ritrovo le gite.
Non so quale fosse il nome del museo visitato per qualche motivo che, di certo, non mi interessava a dieci anni; eppure ricordo come fosse ora l’ansia del mattino prima di partire, e l’aria di libertà che si respirava sul pullman immerso nella penombra dell’alba. Ricordo i maestri e i professori, anche loro liberi dalle catene della rigidità scolastica, che ridevano tra loro e con noi ragazzi, e fumavano di nascosto prima di entrare nel castello o alla mostra.
Tutti noi ricordiamo il compagno e la compagna che, dopo infinite e attente progettazioni, riuscimmo a far sedere accanto a noi per tutto il lungo viaggio, con nostra immensa soddisfazione.

Ecco; questo è il motivo per il quale dico Sì alle gite. Non per me, per la fatica che sopporto e per i rosari sgranati nella speranza che non succeda nulla. Io dico Sì alle gite per loro, per i nostri pulcini e per i ricordi che i nostri sforzi lasceranno loro.
Nonostante tutto.

Teacher Maia

lunedì 2 febbraio 2015

Contatto fisico a scuola - timori immotivati?

Buongiorno  a tutti,

oggi vorrei parlare con voi di un argomento un tantino delicato ma molto importante per chi, come me, lavora con bambini piccoli: il contatto fisico a scuola.
I maestri che lavorano alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria lo sanno: gli stessi bambini richiedono il contatto fisico con il proprio insegnante, che sia un abbraccio, una carezza sulla testa, o una semplice pacca sulla spalla. Quanti di voi, almeno una volta nella propria carriera, sono stati sommersi da un'ondata impetuosa di bambini urlanti che ti placcano in un abbraccio di gruppo?
contatto fisico a scuola

Questo perchè, lavorando ancora con bambini, la richiesta di attenzioni personali è molto  alta e questa passa attraverso i canali della voce, dello sguardo e del contatto.
Il tocco è la forma piu potente ed è quella che piu va scemando durante la crescita: basta guardare quante volte i bambini si spingono, si abbracciano, si prendono per mano, si picchiano anche, rispetto a quanto lo fanno gli adulti. Probabilmente si potrebbe pensare che il contatto e il linguaggio hanno uno sviluppo inversalmente proporzionale: più il linguaggio e la comunicazione si affinano e si perfezionano nella crescita, e meno necessità c'è di contatto fisico; dopotutto, anche il contatto fisico e la prossimità costituiscono veicolo di comunicazione.
contatto fisico a scuolaA scuola a me capita spesso di usare il contatto fisico con gli alunni in questo senso: dare un abbraccio a un bambino un pochino triste, o una carezza accompagnata da un BRAVA alla bambina che finalmente è riuscita a fare la verifica tutta da sola, sono mezzi potentissimi, molto di più che solo con la voce.
Certo è che può sorgere una domanda spontanea: dopo che si vede di tutto e di più al telegiornale, non sia mai che nascano strani dubbi sulla bambina in braccio alla maestra o sulla pacca sulla spalla data dal maestro ai suoi alunni.

Ora, le commedie degli equivoci lasciamole a Benigni ma, non ci vuole poi molto a passare da "il maestro/la maestra mi prende sempre sulle sue gambe" alla preoccupazione immotivata.
Come difendersi da accuse gravissime e infondate? Fare come si richiede in certe scuole di "evitare qualsivoglia contatto fisico con gli studenti"?

Ok, però a Carlotta di 4 anni, che ancora non si è abituata alla scuola dell'infanzia e che piange fino alle 10 : 30, e che si calma solo quando la maestra la prende in braccio, chi glielo va a dire?

E a Simone, 7 anni e a casa non sanno manco di averlo, che passa prescuola-tempo pieno-doposcuola-calcio e che ti viene apposta vicino chiedendoti l'abbraccio quotidiano che non riceve da nessun'altra parte, chi glielo va a dire?

E a Giulietto, 9 anni con grave ritardo che comunica solo con il contatto e le carezze che l'insegnante gli dà per fargli passare la paura del temporale, chi glielo va a dire?

contatto fisico a scuola

Io credo proprio che evitare qualsiasi contatto fisico, almeno nella scuola dell'infanzia e nei primi anni della scuola primaria sia praticamente impossibile, e credo inoltre che tutto vada interpretato senza farci terrorizzare da media che altro non vogliono se non creare notizia e pettegolezzo. Io credo che, quando avviene un vero abuso, i genitori se ne accorgano subito, senza alcun dubbio dato da spargimento di voci infondate.

Voi cosa ne pensate? So che è un argomento di cui non è così semplice parlare, ma è comunque una parte importante del nostro lavoro. Soprattutto se la maestra in questione è UN MAESTRO: vi ricordate Paolo Villaggio in "Io, speriamo che me la cavo", quando porta la bambina in bagno di corsa perchè se la stava facendo addosso e la bidella, vedendolo, si spaventa pensando subito male di lui? Gli uomini nel nostro lavoro sono molto più a rischio di fraintendimenti e ci vuole veramente poco per distruggere il lavoro, la reputazione e la stessa vita di una persona.
Fatemi sapere la vostra,

Teacher Maia

domenica 18 gennaio 2015

La valutazione a scuola- tra osservazione e verifiche oggettive

Buongiorno a voi,

oggi parlerò di un tema che interessa un po' tutti gli insegnanti, di tutte le materie e di tutti gli ordini di scuola:
 LA VALUTAZIONE.

valutazione scolastica
Proprio in questi giorni migliaia di studenti di tutte le età sono alle prese con verifiche e interrogazioni a raffica fatte poco prima degli scrutini e, quindi, della fine del quadrimestre.
Sorvolando sulla questione: ma dei bambini non possono fare troppe verifiche in un giorno bla bla bla, vorrei parlare del momento della valutazione in sè, soprattutto per quel che riguarda i bambini speciali;

Sì,Sì, ho detto davvero che questo post è per TUTTI gli insegnanti perchè, come BEN DOVRESTE sapere, l'alunno con difficoltà non è solo questione dell'insegnante di sostegno, ma di TUTTO IL TEAM DOCENTE, quindi potete tranquillamente continuare a leggere :-)

Come ben abbiamo studiato in diverse sedi a livello teorico, la valutazione oggettiva in toto è impossibile e non adeguata ma, ovviamente, la lettura del pensiero non è ancora una realtà quindi ci dobbiamo adeguare, ma:

se pensiamo a quanto possa essere inadeguata una verifica o un'interrogazione andata male per un bambino "senza difficoltà evidenti", immaginiamo quanto può essere poco adeguata per un bambino con difficoltà medie o gravi, che non svolge in autonomia nessun compito, che ha bisogno dell'aiuto continuo dell'insegnante, che non parla o non può muoversi o che detesta la scuola e, nel vedere una scheda, si arrampica sui lampadari.

Ecco perchè si parla di osservazione e di valutazione in itinere: per tutti gli alunni non possiamo solo affidarci a quello che ci raccontano i resoconti delle prove scritte o orali, ma dobbiamo guardare più in là:
-all'impegno,
-alla costanza,
-alle difficoltà presenti a scuola e a casa,
e a mille altri fattori a volte invisibili.

Nel sostegno la valutazione è più elastica proprio per la presenza di programmazioni differenziate che ci permettono di creare verifiche ad hoc per il bambino e basate sugli obiettivi individualizzati, ed è proprio sul sostegno dove l'occhio dell'insegnante ricopre la fetta maggiore della valutazione: L'OSSERVAZIONE DEI PROGRESSI DEL BAMBINO è LA MIGLIORE VALUTAZIONE POSSIBILE.

Ecco perchè, almeno nella scuola primaria, noi insegnanti non possiamo più cedere a insistenze di genitori o
valutazione scolastica
quant'altro di "ma come, aveva preso 9 della verifica e sulla pagella ha solo 8, come mai?", oppure " ma Lucia ha preso 9 mentre mio figlio solo 7 e hanno fatto gli stessi errori"; dobbiamo far capire che la valutazione è una delle parti più difficili del nostro lavoro e dobbiamo farla rispettando il più possibile le persone che abbiamo davanti, i nostri alunni, con i loro punti di forza e le loro debolezze.


Anche voi la pensate così o preferite affidarvi completamente al risultato dei test?
Come vi organizzate invece nelle scuole di ordini superiori?

A presto

maestra Maia